Alla scuola dell'antica saggezza del Giappone

Dopo i funerali, celebrati oggi nella Cappella della casa di Rancio di Lecco, dove risiedeva dal 2001 per motivi di salute, domani la salma di padre Luigi Soletta, morto il 4 aprile scorso, tornerà, per suo espresso desiderio, in Sardegna e il missionario sarà tumulato nel suo paese natale, Florinas (in provincia di Sassari).
Con padre Soletta se ne va un missionario anziano (era nato nel 1929) e da tempo malato che, a lungo, ha servito la Chiesa e la missione in Giappone immergendosi senza esitazioni nella tanto difficile quanto ricca cultura del Sol Levante.
Fattosi missionario – fu lui stesso a raccontarmelo - grazie alla lettura di “Mondo e Missione” padre Soletta è stato fra i protagonisti della breve ma feconda avventura dell'Istituto Studi Asiatici, fondato dal Pime a Milano nel 1974. Un uomo che ha dedicato la vita a misurarsi con la ricchezza e l'asperità della realtà giapponese, in un corpo a corpo - culturale e spirituale - che ha richiesto moltissime energie, ma altresì ha regalato altrettanti doni e sorprese.
Una sensazione simile la si prova nel leggere le pagine de "Il sole splende a mezzanotte" (Emi 2009). In quelle pagine padre Luigi ha riversato pensieri, riflessioni e frammenti di vita raccolti nell'arco di 40 anni di missione in Estremo Oriente. Ne viene fuori la figura di un prete dalla profonda spiritualità, che ha intrecciato con il Giappone una storia di profonda amicizia, arrivando persino a tradurre in italiano alcuni capolavori della letteratura classica nipponica.
Una scelta a prima vista, "eccentrica", ma che egli – nell’intervista apparsa su Mondo e Missione nell’aprile 2012 - giustificava così: «Non possiamo non immergerci nell'arte giapponese, se vogliamo comprendere le profondità di una tradizione culturale ricchissima. Altrimenti che inculturazione è? Un lombardo lo puoi capire senza i Promessi sposi? In Giappone è lo stesso: i bambini cominciano a scrivere haiku a 4 anni. Prendiamo "Hagakure", un capolavoro che ho tradotto (in parte, peraltro), e che trasmette l'antica saggezza dei samurai sotto forma di brevi aforismi. Conoscerlo è un modo per penetrare la cultura giapponese nelle sue pieghe più profonde (...) Sapevo che si sarebbe trattato di un'impresa molto difficile, perché l'originale è in giapponese antico. Ma, alla fine, aiutato da una versione in giapponese moderno, ho realizzato un'antologia in italiano con 360 dei 1343 brani originali. Il libro è uscito nel 1993 per Ave, subito salutato da una favorevole recensione dell'allora monsignor Gianfranco Ravasi sul Sole 24 Ore e da commenti positivi sui media giapponesi».
L’importanza straordinaria di quest'opera e la sua notorietà in Occidente– mi spiegava Soletta – si deve tramite Yukio Mishima, scrittore morto suicida, per harakiri, nel 1970. «In Europa abbiamo scoperto il termine "kamikaze" con la battaglia di Pearl Harbor e per noi è qualcosa di totalmente negativo. In realtà, valori come il coraggio e la donazione di sé sino all'estremo sacrificio fanno parte del patrimonio culturale del Giappone di sempre. Sono i valori del samurai: l'amore alla patria, l'idea del servizio (nel caso del samurai al suo signore), l'amore disinteressato per il prossimo, la disponibilità al sacrificio totale della vita. Ovviamente, in un'ottica cristiana il suicidio come tale non è affatto un valore. Ma a me interessa (e lo reputo un valore) l'atteggiamento spirituale di radicale affidamento del samurai, l'obbedienza che egli vive, il suo mettersi in gioco per una causa nobile...».
Tutti questi ideali, però, sono stati strumentalizzati, a più riprese, dalla propaganda in chiave nazionalista: Soletta non ne faceva mistero: «Il "Codice segreto del samurai" è servito anche per giustificare il militarismo esasperato piuttosto che l'obbedienza cieca alle autorità. Ma è proprio qui che entra in gioco il missionario: le culture contengono tanti aspetti di verità, misti ad altri assai discutibili. L'esercizio del discernimento, alla luce della fede, consente di valorizzare opportunamente i tesori di una cultura e, al tempo stesso, di prendere le distanze dagli elementi non compatibili col Vangelo. Per tale ragione, occorre conoscere in profondità le culture, con le loro varie sfumature. Del resto, proprio la storia complessa di questo libro documenta come siamo in presenza di un testo che fondamentale della cultura giapponese, ma da leggere con estrema attenzione».
Padre Soletta, da buon sardo, si considerava innanzitutto un “isolano”. E forse anche per questa sorta di “parentela geografica”, si innamorò del Giappone, a tutti gli effetti un arcipelago di isole, e della sua cultura. Lo sforzo di comprensione della mentalità giapponese è al centro della sua autobiografia "Il sole splende a mezzanotte". «In quel libro, raccontava il missionario, io cerco di mostrare, tra l'altro, la sintonia profonda tra alcuni aspetti della spiritualità zen e quella cristiana, in modo particolare riferendomi a un mistico quale san Giovanni della Croce. Ma c'è chi, vedendo la copertina e sfogliando distrattamente il libro, pensa che sia dedicato allo zen tout court. In realtà, io mi sono sì appassionato al Giappone e alla sua cultura. Ma a me stanno a cuore soprattutto Cristo e il Vangelo, che io ho cercato di annunciare al popolo giapponese».
Ancora: «"Il sole che sorge a mezzanotte" ripropone una frase di un monaco zen. Per me – spiegava padre Soletta - è l'immagine-simbolo dell'illuminazione, che si raggiunge dopo un lungo cammino di ascesi e di meditazione. Penso la si possa considerare come uno dei "germi del Verbo", presenti nelle religioni non cristiane».
L’impegno nel campo del dialogo culturale e interreligioso, nel caso di padre Soletta, è figlio della sensibilità missionaria nuova maturata grazie al Concilio: «All'indomani del Vaticano II, noi missionari abbiamo capito più chiaramente che ci dovevamo "buttare" in modo nuovo e approfondito nel dialogo con i non cristiani. Io e i padri Celestino Cavagna e Allegrino Allegrini fummo demandati a interessarci di questo. Padre Cavagna si dedicò a studiare il buddhismo e realizzò uno studio ad hoc, padre Allegrini si iscrisse a una università scintoista, tessendo via via contatti con professori ed esperti e, a distanza di anni, pubblicò un libro dal titolo "La via della seta del cuore". Io, a quell'epoca, ero impegnato nella gestione di una scuola materna, ma ho coltivato con passione studi personali, da autodidatta, valorizzando contemporaneamente tanti incontri che la vita missionaria ti permette di fare».
Oltre ad “Hagakure”, padre Soletta ha tradotto altri testi classici dal giapponese. Nel 1994, volendo far conoscere in Italia la spiritualità dei monaci zen, ha pubblicato le "Poesie" di Ryokan, una sorta di "Buddha del Giappone"; in Italia è pressoché sconosciuto, ma in Giappone è un riferimento imprescindibile. L'opera raccoglie 1550 poesie che hanno per tema la contemplazione della natura.
Nel 2000, in coincidenza col cinquantesimo della missione Pime in Giappone, ha pubblicato per la Emi "Pensieri nella quiete", opera del monaco zen Yoshida Kenko (XIV secolo): una raccolta di riflessioni filosofiche sulla vita quotidiana, di usanze e cerimonie e della corte imperiale, di personaggi illustri... È un testo importante nella tradizione culturale giapponese: ancora oggi le case e i giardini giapponesi sono realizzati secondo le regole indicate da quel testo. Nel 2001, sempre per l'editrice La vita felice, è uscita una raccolta di brevi componimenti (i celebri haiku) di Issa, monaco buddhista vissuto tra il XVIII e il XIX secolo. Issa, il cui vero nome è Kobayashi Yataro), è considerato uno dei massimi poeti giapponesi: «Ma ciò che lo rende speciale ai miei occhi è la sua ispirazione religiosa, dal momento che egli appartiene alla corrente buddhista cosiddetta "della Terra pura", che presenta molte analogie con il cristianesimo».
Infine, nel 2008 ha realizzato la traduzione dei "Canti dell'eremo" (edizioni La vita felice), un'opera importante di Saygo, monaco-poeta del XII secolo, uno degli autori più amati dai giapponesi. «Per me ha rappresentato una sorta di testamento spirituale».
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