Ordinato ad Acapulco il primo messicano del Pime

Padre Carlos Carmona Castro, ordinato prete il 22 luglio scorso nella parrocchiaSagrado Corazon de Jesusad Acapulco, è il primo membro del Pime di nazionalità messicana. Lo abbiamo intervistato.
Puoi parlarci della tua famiglia e comunità cristiana di provenienza?
Sono cresciuto all’interno di una famiglia cattolica praticante; figlio unico ma cresciuto insieme ai miei cugini, fin da piccolo mia madre Maria Guadalupe ha piantato in me il seme della fede. La mia comunità parrocchiale è stata di somma importanza per far crescere questo seme. Mi sono coinvolto in modo più decisivo nella vita della mia parrocchia nella mia adolescenza aiutando come chierichetto, partecipando in dei ritiri che organizzava un movimento chiamato Liga misional juvenil e conoscendo anche la vita dei missionari che lavoravano nella parrocchia, i missionari del PIME.
Come hai sentito la vocazione missionaria?
L’esempio, la testimonianza, il lavoro e l’impegno dei padri del PIME che hanno lavorato nella mia parrocchia è stato fondamentale nel prendere la decisione della vita sacerdotale missionaria. La loro disposizione e vicinanza alla gente ha fatto chiedermi: “perché non faccio come loro? Perché anch’io un giorno non lascio il mio paese come hanno fatto loro per annunciare il messaggio d’amore di Gesù?”. Avevo le idee confuse, anche perché avevo più o meno 14 anni. Fu una frase del Vangelo di Luca ad illuminarmi: “Sulla tua Parola getterò le reti”. Questa frase mi rassicurò ma non presi subito la decisione di entrare in seminario fino ai 19 anni, dopo aver fatto il pre-seminario nel seminario diocesano di Acapulco.
Perché hai scelto proprio il Pime?
Ho scelto il PIME anzitutto per la testimonianza dei padri che hanno dedicato la loro vita a lavorare nella mia parrocchia. Ho scelto il PIME perché ho visto in loro una famiglia: nonostante ognuno venisse da una nazionalità diversa, tutti erano uniti nella costruzione del Regno di Dio e anche perché per me uno che incontra veramente il Signore non lo incontra per se stesso ma per comunicarlo agli altri, per condividerlo ed annunciarlo a tutti con parole ed opere.
Cosa ti hanno dato gli anni di seminario?
Gli anni di seminario sono più che importanti, sono decisivi. In seminario ho esperimentato una vera trasformazione ma soprattutto una conversione. È stato un tempo per “stare con Gesù”, imparare da Lui, conoscerlo attraverso lo studio e la vita spirituale, conoscermi per poter affrontare in un domani le difficoltà che possano presentarsi nel mio ministero. Il seminario mi ha dato la “colonna vertebrale” della mia vita che è un’intima unione con Gesù; se manca questo il mio ministero non avrà un senso.
Sei già stato destinato ?
Mi è stato affidato un servizio all’istituto come animatore, lavorerò nella comunità di Treviso. Nel 2014 ho fatto un’esperienza in Cambogia per cui il mio desiderio era tornare là come sacerdote, ma per quattro anni rimango ancora in Italia; credo che sia una bella opportunità vivere il ministero sacerdotale missionario in mezzo ai giovani; loro sono sinonimo di vita, di gioia, di voglia di vivere, di lavorare, di fare per cui si può imparare tanto e vivere belle esperienze.
Chi ti senti di ringraziare in modo particolare?
C’è tanto da ringraziare, ci sono tante persone a cui dire grazie per tutto quello che mi hanno dato, per l’aiuto che ho ricevuto. Prima di tutto ringrazio al Signore per il dono del sacerdozio che mi ha fatto. Mia madre e la mia famiglia perché mi hanno lasciato libero per servire il Signore lontano da casa. Tanti amici che mi hanno accompagnato in questo camminare. I formatori che mi hanno seguito in Messico e in Italia. La mia comunità parrocchiale del Sagrado Corazon de Jesus in cui è nata la mia vocazione e la comunità di Santa Maria Nascente a Furato che l’ha custodita e curata gli ultimi anni di formazione.
Gerolamo Fazzini
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