Messico | La missione del Pime nel Guerrero insanguinato
Tre morti ammazzati in una notte: è accaduto pochi giorni fa in una delle missioni di Arroyo Cumiapa dov’è presente il Pime in Messico: l’area montagnosa dello Stato del Guerrero, a forte presenza indigena.
Un triplice omicidio che, se da un lato, fa a pugni con una visione “romantica” e idealizzata della realtà indigena (“il buon selvaggio” caro a Rousseau), dall’altro conferma come quella del Messico – pur trattandosi di un Paese a maggioranza cattolica - sia una realtà “di frontiera” autenticamente missionaria. Le “periferie geografiche ed esistenziali” di cui parla Papa Francesco, nella montagna del Guerrero trovano, infatti, pieno riscontro. Spiega padre Damiano Tina, missionario del Pime, attivo in Messico dal 2008. «La realtà della montagna del Guerrero è un contesto indigeno piuttosto complesso: la popolazione vive in una situazione di emarginazione, abbandono ed esclusione. La povertà materiale è solo il segno tangibile di una povertà ben più profonda che noi, come missionari del Vangelo, siamo chiamati ad affrontare. Il Vangelo è anzitutto un cammino di “umanizzazione” e deve passare, al meno qui da noi, attraverso i piccoli gesti della vita quotidiana: un saluto, uno sguardo, un abbraccio, una mano tesa, un sorriso».«I tragici fatti di sangue accaduti in una delle mie comunità – continua - indicano che siamo ben lontani dalla logica del Vangelo e che non è sufficiente aver ricevuto il Battesimo o affidarsi all’intercessione di qualche santo per dirsi veramente cristiani. Alla luce di quanto è avvenuto, constatavo che la nostra presenza più che ventennale ha inciso minimamente sulla vita della nostra gente. Si ammazza per questioni familiari legate a terreni, proprietà e accuse di stregoneria: in questo caso specifico, padre e figlio erano in lotta per un terreno. Il figlio accusava anche il padre di stregoneria e lo ha fatto ammazzare. La vendetta non si è fatta attendere: 3 membri di una famiglia del medesimo villaggio hanno ucciso il figlio che aveva commissionato l’omicidio e l’esecutore materiale». Commenta amaro padre Tina: «Possiamo quindi ben vedere che la legge della giungla prevale sulla “legge” del Vangelo. La favola dei popoli indigeni la cui pace e armonia sono infrante dall'imposizione del Vangelo è e rimane una favola. Dove non si vive il Vangelo della figliolanza e della fraternità, si vive la logica dell’egoismo, dell’individualismo e dell’auto-sufficienza e il forte prevale sempre sul debole».E che il Guerrero sia una terra difficile, che chiama in causa la missione, lo confermano altri fatti. Pochi giorni fa – ne ha dato notizia il sito Vatican Insider - è stato assassinato un sacerdote e quando il cadavere è stato ritrovato in un fiume si è scoperto che presentava segni di tortura. Il prete in questione aveva appena 37 anni, svolgeva la sua attività pastorale nella diocesi di Ciudad Altamirano, in una delle aree più violente del Messico.
Dal 1990 ad oggi 28 sacerdoti, tre religiosi, un diacono e quattro sacrestani sono stati uccisi in Messico, che si conferma ancora una volta come il Paese più pericoloso in America Latina per chi indossa una tonaca, come ha sottolineato di recente l’unità investigativa del Centro cattolico multimediale con sede nella capitale, un osservatorio che monitora la condizione del clero messicano e le difficili condizioni in cui testimonia la fede.
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