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Filippine | Padre Vettoretto: l'ignoranza genera indifferenza e causa povertà

 Padre Giovanni Vettoretto è missionario nell’Arakan Valley, nell’isola filippina di Mindanao. Lavora con i tribali, come il suo predecessore e compagno, Fausto Tentorio. In questa lettera riflette sul tema dei poveri, al centro del cammino della Chiesa filippina, di recente visitata da papa Francesco.

 
La Chiesa universale sta dedicando quest'anno alla vita consacrata e religiosa a livello mondiale, mentre qui nelle Filippine la Chiesa locale lo sta dedicando ai poveri. Personalmente ritengo la scelta molto ben pensata, specialmente per un paese come questo che costantemente è chiamato alla sfida della solidarietà a della condivisione. Tutte le comunità cristiane sono stimolate a riflettere seriamente sul problema della povertà e su come agire per poterlo risolvere.   
Ogni Chiesa locale, ogni diocesi, è chiamata a vivere i principi evangelici con radicalità. Tutti noi siamo chiamati a dare una testimonianza concreta, basata sull'insegnamento di Cristo, riguardo al comandamento dell'amore. A questo riguardo mi sembra molto bello ricordare quello che diceva papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima di quest'anno dal titolo "Rinfrancate i vostri cuori". Il centro del messaggio ruotava attorno al senso di generale "indifferenza" che la nostra società sta vivendo e "insegnando" alle nuove generazioni. 
Siamo un po' tutti figli di questa società e anche nel nostro cuore spesso abita l'indifferenza per tutto ciò che non ci riguarda direttamente o personalmente. Come cristiani non possiamo essere in nessun modo e per nessun motivo indifferenti. Fino a quando ci sarà qualcuno che soffre, il nostro cuore non può riposare in pace. Fino a quando non avremo fatto tutto in nostro potere per garantire la giustizia e la pace, non possiamo chiamarci cristiani. Spesso siamo noi stessi "scandalo" e "inciampo" per molti nostri fratelli e sorelle che chiedono semplicemente di poter vivere e condividere i doni che Dio elargisce in abbondanza a tutti. L'indifferenza porta al pensare a se stessi, all'accumulare cose che un giorno scompariranno, dimenticare la famiglia umana nella sua reale situazione di precarietà. L'indifferenza acceca il cuore. I poveri vengono dimenticati perché danno fastidio.
 
Penso che stiamo vivendo tempi di grazia come Chiesa e come cristiani. Tempi di sfida comunitaria e personale. In questo senso noi qui in Arakan stiamo riflettendo come comunità cristiana sulla situazione attuale della società filippina, sui suoi problemi; stiamo cercando di scoprire l'origine di tanti conflitti che stanno impoverendo questo ricco paese. Ci stiamo chiedendo come possiamo essere parte integrante e attiva alla ripresa, alla ricostruzione, partendo da ogni singola famiglia. Quella "famiglia" che sta sperimentando tanti disagi e sfide. Come comunità ci stiamo chiedendo come poter aiutare la famiglia a ritrovare la strada verso Cristo, verso quella forte tradizione cristiana che negli anni è stata sgretolata e corrosa dall'acido della globalizzazione e da culture straniere avverse ai fondamentali principi che costituiscono le famiglie.
 
Ci stiamo accorgendo, in modo lento ma inesorabile, che una delle cause maggiori a tutti questi problemi sociali, ecclesiali, famigliari e personali sta nell'indifferenza, sostenuta dall'ignoranza. Ci vuole nuova formazione. Servono nuove tecniche per continuare a insegnare i principi di sempre alle nuove generazioni.  
Servono modelli di vita cristiana che abbiano sperimentato la profondità del vangelo nella loro vita. Stiamo cercando la santità! Cambiare la mentalità malata dell'indifferenza con la grazia salvifica della misericordia. Penso che solo in questo modo potremo davvero essere strumenti efficaci nelle amorevoli mani di quel Dio che è Padre. Amare perché siamo amati.
Un cammino lungo e che certamente non trova nessun limite nel tempo. Non basterà la nostra sola vita. Le generazioni future faranno la loro parte. Noi dobbiamo fare la nostra, ora.

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